Trapianto bilaterale delle mani: eccezionale risultato a Monza

È il primo caso al mondo di terapia anti rigetto con le cellule staminali autologhe, ovvero dello stesso paziente. Per la prima volta non c'è stato alcun rigetto

È stato un successo di proporzioni mondiali il trapianto bilaterale di mani eseguito nella notte dell’11 ottobre del 2010 all’ospedale San Gerardo di Monza. Solo ora sono stati rivelati i risultati perché si è atteso che tutto fosse andato per il meglio. E così è stato. Questo è il primo caso al mondo di terapia anti rigetto con cellule staminali mesenchimali. 

Non solo l’assenza di rigetto, ma anche una manualità molto buona come si può vedere nei video qui sotto: 

Nel 2007 la signora Carla Mari si era vista amputare entrambi le mani e i piedi a causa di una necrosi secondaria provocata da una setticemia. Nel 2008 l’inizio del programma di trapianto bilaterale delle mani. Lo studio e la programmazione sono durati due anni fino all’aprile del 2010, data di inizio della ricerca del donatore.

A oggi la paziente non ha mai avuto episodi di rigetto. Si tratta del primo caso al mondo in cui sono state utilizzate cellule staminali mesenchimali autologhe, prelevate cioè dal midollo osseo della donna, amplificate nel numero nel laboratorio di terapia cellulare “Stefano Verri” all’interno dell’ospedale San Gerardo e congelate in attesa del trapianto. La terapia immunosoppressiva, all’inizio con tre farmaci, è stata ridotta a un solo farmaco,con la somministrazione di una dose sotto la soglia terapeutica.

«Le cellule staminali mesenchimali – spiega il dottor Massimo Del Bene, direttore dell’unità operativa di Chirurgia plastica e della mano del San Gerardo – hanno una naturale azione immunosoppressiva senza effetti collaterali ovviamente perché sono autologhe quindi della stessa paziente. I tre farmaci della terapia immunosoppressiva sono lo standard e si usano nei trapianti solidi in tutto il mondo: la nostra paziente in terapia con un unico farmaco è ancor oggi un “unicum” nel mondo. Ed è chiaro che abbassando la terapia antirigetto anche i rischi legati agli effetti collaterali diminuiscono fortemente. Negli altri trapianti di mani, almeno un episodio di rigetto si è manifestato nei primi mesi dopo il trapianto. La nostra paziente non ha mai avuto episodi di rigetto».

Ora il progetto va avanti. «Da circa dieci mesi – racconta Del Bene – siamo in attesa di un donatore per un doppio trapianto di braccia in un giovane di 29 anni che ha perso entrambi gli arti superiori per una elettrocuzione, una scarica elettrica ad alto voltaggio. Le cellule staminali mesenchimali sono già state preparate e congelate in attesa del trapianto».

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