Salute

Paura del dentista: come sconfiggere l’ansia

Strategie psicologiche e tecniche all'avanguardia, e andare dal dentista non è più una sofferenza. I consigli dell'esperto di OK Roberto Gatto

Per certe persone, adulti e bambini, la visita odontoiatrica genera una vera e propria ansia, una paura spesso difficile da superare. Eppure oggi il dentista è anche un po’ psicologo e mette al primo posto il benessere del paziente, applicando tecniche all’avanguardia. Abbiamo approfondito l’argomento con Roberto Gatto, Professore Ordinario di Odontoiatria pediatrica all’Università degli Studi dell’Aquila (puoi chiedergli un consulto qui).

La paura del dentista

La paura di andare dal dentista è un timore quasi atavico che fa parte di un immaginario collettivo che coinvolge sia i bambini sia gli adulti. La figura del dentista è spesso associata a una sensazione spiacevole, e questo si nota un po’ di più nelle generazioni passate e meno in quelle più giovani, anche a causa delle tecniche anestetiche che un tempo erano meno efficaci e sicure di oggi. Infatti, spesso questo timore è la conseguenza di un’esperienza negativa e dolorosa, sia diretta sia indiretta.

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Soprattutto nei bambini l’ambiente famigliare in cui si cresce, e l’esempio dato da genitori e parenti, può influenzare positivamente o negativamente l’atteggiamento nei confronti dell’odontoiatra. La risoluzione dell’ansia e della paura legate alle cure odontoiatriche è un aspetto fondamentale, che va affrontato con il giusto approccio e con le tecniche corrette.

Il rapporto dentista-paziente

La fiducia tra medico odontoiatra e paziente è alla base del rapporto che si crea tra i due. Se il paziente si fida del suo dentista, il legame continuerà anche in età adulta e nel tempo. È anche molto importante non ingannare mai il paziente, sia adulto sia bambino, anche se in buona fede, preparandolo a un eventuale dolore appena percepibile, come nel caso della puntura dell’anestesia locale. È fondamentale creare una comunicazione ininterrotta da quando si siede fino a quando si alza. L’altra cosa importante è non fare sedute troppo lunghe o traumatiche, specie le prime volte, sia negli adulti ma soprattutto nei bambini.

Infine, non dimenticare il consiglio più pratico ed efficace: mai aspettare di stare male per andare dal dentista. Specie per i bambini è importante prendere confidenza con l’ambiente odontoiatrico per gradi, facendo brevi sedute di scoperta, in questo modo si potrà instaurare un rapporto di fiducia con il proprio dentista perché la visita non è legata soltanto a un evento doloroso o traumatico.

La sedazione vigile

Quella piccola percentuale di pazienti che non si riesce ad approcciare con la tecnica psicologica, è trattata con la sedazione vigile, o analgesia relativa. Si tratta di una miscela data dall’unione di azoto e ossigeno in diverse percentuali, che è inalata nel paziente attraverso una mascherina posizionata sul naso, per tutto il tempo della cura odontoiatrica. L’effetto è di una sedazione cosciente, il paziente è sveglio, collaborante e vigile, ma nello stesso tempo sono ridotte le sue reazioni di difesa.

Non è un’anestesia, ma una sedazione superficiale, di primo livello, ed è associata all’anestesia locale. Ha l’obiettivo di far scomparire i movimenti di contrasto del paziente e togliere paura e ansia collegate alle cure odontoiatriche. È impiegata anche nei bambini, ma sopra i cinque anni di età, mentre è da evitare nei pazienti cardiopatici o con patologie polmonari o nei portatori di handicap mentali.

L’approccio psicologico

L’aspetto psicologico è il più importante nel lavoro dell’odontoiatra che utilizza delle tecniche di gestione comportamentali, “prese in prestito” dalla neuropsichiatria infantile. Sono tecniche che aiutano ad aumentare la fiducia e a ottenere un atteggiamento comportamentale positivo. Tra le tecniche di base la prima, utilizzata sia negli adulti sia nei bambini, è quella del “dire, spiegare, fare”: spiegare nel dettaglio che cosa si sta facendo, con il paziente seduto sulla poltrona, e mostrarglielo.

Se l’approccio è positivo e corretto, di conseguenza il paziente sarà collaborativo e rilassato. Al contrario se l’approccio è negativo, non soltanto si creerà un danno al paziente, ma questo porrà meno attenzione alla sua igiene orale futura, trascurandola. Dal punto di vista tecnico non c’è molta differenza tra un trattamento ortodontico nell’adulto o nel bambino, ma l’approccio psicologico nei più piccoli è fondamentale perché può influenzare il loro atteggiamento futuro nei confronti del dentista.

La paura dei più piccoli

Quando un bambino si reca dal dentista, soprattutto le prime volte, le sue ansie e paure sono legate all’incognito perché non sa a che cosa andrà incontro. In questi casi occorre applicare alcune tecniche di gestione comportamentale per aiutarlo ad acquisire fiducia. La verbalizzazione deve essere molto semplice, non ansiogena: non si chiamano gli oggetti con i loro veri nomi (trapano o siringa) e ad esempio se si deve fare una radiografia si dice “facciamo una fotografia al dente”. Occorre spiegare bene e meticolosamente i passaggi che saranno fatti nella cura odontoiatrica.

Il bambino si accoglie già nella sala d’attesa, facendolo parlare di sé e dei suoi interessi, deviando l’idea fissa della cura a cui va incontro. La tecnica del rinforzo consiste nel gratificare sempre un bambino quando si comporta bene, anche con un rinforzo materiale dando alla fine della seduta un piccolo regalo come un tubetto di dentifricio o uno spazzolino. Questo serve per motivarlo positivamente per la seduta successiva. Anche la tecnica dei modelli è molto efficace e consiste nell’affiancare a un bambino molto pauroso, uno molto bravo. Il primo farà da aiutante al dentista, per prendere confidenza con gli strumenti e riscontrare un atteggiamento positivo nel suo coetaneo.

L’esempio dato dai genitori è altresì fondamentale. Dovrebbero prima di tutto far visitare i propri figli quando stanno bene, facendoli familiarizzare con l’ambiente, e soprattutto dovrebbero evitare di trasmettere ai bambini le esperienze negative che hanno vissuto direttamente o indirettamente.

Eliana Canova

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