“Note dolenti”: disturbi a ossa e muscoli per 8 musicisti su 10

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Tunnel carpale, tendiniti e dolore alla cervicale colpiscono sia i professionisti che gli amatoriali: fondamentale intervenire subito

Ore e ore di esercizi con il violino, il flauto traverso o il trombone, possono lasciare il segno: quasi 8 musicisti su 10 soffrono di disturbi che riguardano ossa e muscoli. Poco importa che lo strumento sia suonato per lavoro o per passione: sia i musicisti professionisti che quelli amatoriali finiscono quasi sempre per fare i conti con tendiniti, tunnel carpale, dolori a spalla e cervicale, fino a sviluppare, nei casi più estremi, delle malattie neurologiche molto serie che possono perfino impedire il coordinamento delle mani. A elencare queste “note dolenti” è Rosa Maria Converti, medico fisiatra, con un passato da arpista professionista, che oggi coordina con Marina Ramella l‘ambulatorio “Sol Diesis” della Fondazione Don Gnocchi di Milano.

Il problema più frequente nei musicisti, spiega l’esperta, «è la sindrome da sovraccarico, con forti dolori alle braccia, debolezza e formicolii causati dall’esercitarsi oltre i limiti fisiologici sopportati da tendini e muscoli, magari con una postura sbagliata e una tecnica non ottimale. Ci sono poi tendiniti, spalla dolorosa, tunnel carpale della mano e la distonia focale, una seria patologia neurologica che fa perdere al musicista la capacità di controllare la coordinazione delle mani sullo strumento».

Gli strumenti più usuranti sono soprattutto quelli asimmetrici, come viola, violino, flauto traverso, così come quelli più pesanti, ad esempio fagotto e trombone.

In 11 anni di attività, nell’ambulatorio Sol Diesis sono arrivate moltissime persone diverse, dai giovanissimi agli over-80. «La più piccola è stata una bimba di appena 5 anni che suonava il violino», ricorda la specialista. «I genitori erano preoccupati per la postura: essendo molto giovane inarcava troppo la schiena». Il problema si è risolto benissimo e oggi la ragazzina, ormai dodicenne, «continua a suonare ed è iscritta al Conservatorio».

«La nostra impostazione è soprattutto quella di prevenire i disturbi legati alla musica. Per questo cerchiamo di evitare, per quanto possibile, di far smettere di suonare: per i professionisti, questo equivale a perdere il lavoro», sottolinea Converti. I musicisti «sono degli “atleti dell’arte” e devono essere al top». Per riuscirci, ci sono alcune regole d’oro da seguire: «cercare sempre di fare un riscaldamento mirato prima di suonare, per allungare i muscoli della parte interessata. Evitare lunghi periodi di esecuzione, prendendosi delle pause ogni 40-50 minuti. Adottare una postura corretta, in un ambiente ergonomico. Non sottoporsi a brutali variazioni nel ritmo di lavoro, cercando di mantenere un’attività minima anche nei periodi di riposo». Occorre poi ricordarsi che il dolore non va sottovalutato, perché «è un segnale, ed è importante prendere coscienza del proprio corpo», ammonisce Converti.

Accanto alla musica, «non è consigliato uno sport di potenziamento che accorcia i muscoli, bensì tecniche di rieducazione come il metodo Alexander o il Feldenkrais o attività distensive come lo yoga. Bene invece una regolare attività fisica che possa aiutare a scaricare lo stress, come ad esempio il nuoto».

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