Salute

Ischemia cardiaca: sangue e ossigeno non arrivano al cuore

In caso di restringimento di oltre il 70% di una coronaria, si rischia l'infarto. Ecco i sintomi e le cure

L’ischemia cardiaca indica una riduzione della quantità di sangue e ossigeno che arriva al cuore, dovuta al restringimento di oltre il 70% di una coronaria. «La conseguenza più grave è l’infarto», spiega Alessandro Capucci (puoi chiedergli un consulto), professore ordinario di malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università Politecnica delle Marche di Ancona.

LE CAUSE: la principale è l’aterosclerosi, ossia la formazione di placca all’interno dei vasi sanguigni. Tra i fattori che la favoriscono, ipercolesterolemia, ipertensione, fumo, diabete, obesità, ritmi di vita frenetici e carenza di sonno.

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I SEGNALI. Il sintomo più classico di ischemia cardiaca è un forte dolore al petto, dietro allo sterno, che si diffonde a tutto il torace e che spesso è accompagnato da difficoltà a respirare, fino ad arrivare a svenimento e sudorazione. Se il dolore dura pochi minuti si parla di angina pectoris, se perdura per un intervallo di tempo che va dai 15 ai 30 minuti si tratta di infarto del miocardio. Si possono verificare anche ischemie silenti, prive di dolore, ma accompagnate da sudorazione, pallore o astenia.

LA DIAGNOSI. Quando il cardiologo sospetta l’ischemia in base alla descrizione dei sintomi, può prescrivere esami di approfondimento come l’elettrocardiogramma sotto sforzo, l’ecocardiogramma e la coronarografia. Se il paziente va al pronto soccorso perché ha una crisi di dolore al petto, si fa subito un elettrocardiogramma, cui si aggiunge un esame del sangue specifico se si reputa sia in atto un infarto.

LA CURA. In base alla gravità, l’ischemia cardiaca si può trattare:
• con i farmaci, diversi a seconda della causa del restringimento del vaso;
• con un’angioplastica, ovvero la dilatazione della coronaria tramite un palloncino gonfiabile, seguita spesso dal posizionamento di uno stent, sorta di gabbietta metallica per mantenere il lume del vaso dilatato;
• con un bypass coronarico, che consiste nell’inserimento di un ponte fra l’aorta e l’arteria coronaria, in modo da aggirare l’ostruzione.
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Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2011

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