Dermatite atopica: tutte le novità sulle terapie

A settembre 2017 è stata approvata la prima terapia biologica per questa malattia della pelle che ha come sintomo principale (e invalidante) il prurito

Non troppo sconosciuta

Quando si parla di dermatite atopica viene sempre sottolineato il fatto che si tratta di una patologia “poco conosciuta”. Con una diffusione del 20% tra i bambini e del 5% tra gli adulti, questa malattia è però uno dei disturbi della pelle più problematici dei Paesi industrializzati e il fatto che il 19 ottobre 2017 sia stata istituita la Prima Giornata Mondiale sulla Dermatite Atopica dimostra come questa patologia stia diventando uno dei “temi caldi” dei congressi specialistici. La giornata, promossa da ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica, si è concentrata sui cosiddetti “unmet needs”, ovvero sui bisogni non soddisfatti dei pazienti, quelli che hanno un impatto importante sulla qualità di vita e le azioni da svolgere quotidianamente. Primo fra tutti, il prurito, costante e incontrollabile (lo è per il 61% dei pazienti).

La forma grave nell’adulto

In Italia la dermatite atopica colpisce 35.000 persone, di cui 8.000 sono adulti con forma grave. «Due terzi delle forme che esordiscono nei bambini si prolungano nell’adulto – spiega Giampiero Girolomoni, Professore Ordinario di Dermatologia e Venereologia all’Università di Verona – Un terzo, invece, è colpito in età adulta senza averla avuta da bambino. Spesso queste forme non sono riconosciute facilmente come dermatite atopica». Quando esordisce negli adulti, di solito intorno ai 30 anni, la malattia si manifesta con eczemi sulle zone del collo, il décolleté, il retro delle ginocchia, i piedi, ma anche in zone molto visibili come il viso e il cuoio capelluto, le mani e gli avambracci.

Fattori di rischio

Le cause della dermatite atopica non si conoscono, ma la componente genetica gioca un ruolo importante ed è il principale fattore predisponente. Gli altri fattori di rischio sono principalmente ambientali e sono tutti quelli che favoriscono l’irritazione della pelle. «Ad esempio la bassa o l’eccessiva umidità ambientale, la durezza dell’acqua con cui si entra a contatto e poi l’inquinamento – spiega l’esperto – studi scientifici hanno dimostrato che la distribuzione della dermatite atopica nelle diverse aree geografiche è correlata alla quantità di calcio e sali minerali presenti nell’acqua, e anche alla diversa esposizione ai fumi delle macchine, soprattutto se diesel».

Altri fattori

L’ambiente urbano, quindi, ma anche zone con climi particolarmente freddi e poi le donne, che, come in tante altre malattie, hanno una tendenza leggermente superiore degli uomini a sviluppare la dermatite atopica. Tanto fa anche l’età della madre: più una mamma è “anziana”, maggiore è il rischio per il bambino di essere predisposto alla dermatite atopica. L’ereditarietà della malattia, invece, non è calcolabile, ma, come sottolinea l’esperto, «i figli di genitori con dermatite atopica, oppure i fratelli, sono dei soggetti ad alto rischio».

Malattia a impatto sistemico

La dermatite atopica, però, non colpisce solo la pelle. Studi recenti hanno evidenziato come questa patologia sia a impatto sistemico e quindi in grado di coinvolgere organi diversi. Il cosiddetto “difetto di barriera epidermica”, presente alla base della dermatite atopica, potrebbe infatti essere il punto di inizio per una successiva sensibilizzazione e condurre a quella che è definita “marcia atopica”. Una buona parte delle persone con dermatite atopica sviluppa asma, rinite allergica o poliposi nasale nel corso della vita.

Effetti sulla qualità di vita

Avere la dermatite per una persona non vuol dire solo avere delle (brutte) macchie sulla pell, ma vuole dire soprattutto essere vittima di prurito, con la conseguente ansia, depressione e frustrazione che questo può generare nella vita quotidiana. «Chi è colpito dalla forma grave convive con un prurito forsennato, come se fosse punto da centinaia di zanzare sempre e continuamente. Un disturbo del genere distrae dallo studio, dal lavoro, non fa dormire, o fa dormire poco, e rende difficili anche le cose più semplici da fare» spiega Girolomoni.

Lo sport

Complicato diventa anche fare sport, considerando che con il sudore il prurito aumenta, riacutizzando la patologia, e in alcune discipline (come il nuoto) le persone si sentono a disagio nel doversi svestire.

Prevenzione

Si possono fare azioni preventive? «La principale è idratare la pelle con delle creme idratanti di qualità che si possono trovare in farmacia: idratare adeguatamente la pelle dei neonati ad alto rischio, con un genitore o un fratello-sorella con malattia, riduce della metà il rischio di sviluppare la malattia» avverte l’esperto. Per non favorire riacutizzazioni detergersi con prodotti neutri ed evitare il contatto con lana e detersivi.

Cure disponibili

Le attuali terapie sono prevalentemente di natura topica e tendono a non interferire col meccanismo patogenetico di base della malattia. Nei casi più difficili è possibile utilizzare terapie sistemiche. «I farmaci sistemici a disposizione oggi sono immunosoppressori classici, come i corticosteroidi, che però hanno grossi limiti perché funzionano poco e hanno effetti collaterali importanti» spiega Girolomoni.

Le novità 

A settembre 2017 la Commissione Europea ha dato il via libera all’anticorpo monoclonale dupilumab. Cosa significa? Significa che è stata approvata la prima terapia biologica per la dermatite atopica nelle forme moderate e gravi in età adulta e che la qualità di vita dei pazienti potrebbe davvero migliorare. «Si tratta di un farmaco efficace con un alto profilo di sicurezza. Dagli studi condotti non sono stati rivelati effetti collaterali sostanziali. E la sua azione persiste nel tempo» conclude l’esperto.

Il nuovo farmaco

Dupilumab è un anticorpo monoclonale umano, sviluppato per inibire l’attività di due proteine chiave, responsabili dell’infiammazione cronica tipica della dermatite atopica. Il farmaco sarà disponibile (quando verrà approvato a livello italiano) in una siringa preriempita per l’auto-somministrazione del paziente con un’iniezione sottocutanea (da fare ogni due settimane finché è necessaria) e potrà essere utilizzato con o senza corticosteroidi topici. Come tutti gli altri farmaci biologici sarà dispensato dalle farmacie degli ospedali.

Giulia Masoero Regis

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