Celiaci: rimborsi scendono per adulti, crescono per bimbi

Celiachia rimborsi

Si passa da una media di 140 euro a 110 per gli uomini e 90 per le donne tra i 18 e i 59 anni. Per gli over 60 vengono dimezzati

Le persone celiache hanno diritto a un rimborso mensile da parte dello Stato per l’acquisto dei prodotti senza glutine. Ora il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha approvato i nuovi tetti di spesa per i prodotti senza glutine. Leggi qui la guida completa sulla celiachia 

Nuove fasce di età e differenze per gli uomini e per le donne

Rispetto a quanto previsto finora sono previsti limiti di spesa più elevati per i minori e tetti più bassi per gli adulti. Nel dettaglio prima il rimborso era di 140 euro al mese. Oggi si va dai 90 euro per le donne ai 110 euro per gli uomini. I tetti sono ancora più bassi per gli anziani.

Motivazioni di sanità pubblica, non di taglio della spesa

Le ragione che hanno portato a questa decisioni non sono relative ai tagli della spesa, ma a una considerazione sugli stili di vita. Il ministero ha spiegato che “il celiaco deve seguire una dieta varia ed equilibrata. L’apporto energetico giornaliero da carboidrati è stimabile in almeno il 55%. Questo deve derivare anche da alimenti naturalmente privi di glutine come riso, mais, patate e legumi come fonte di carboidrati complessi. Di conseguenza la quota da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e farina) è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale”.

Il decreto prevede l’aggiornamento del Registro nazionale

“Ai fini dell’erogazione a carico del Ssn – riporta l’articolo 2 – sono inclusi nel registro nazionale, istituito presso la Direzione generale per l’igiene, la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute, gli alimenti rientranti nelle seguenti categorie:

  • pane e affini, prodotti da forno salati;
  • pasta e affini;
  • pizza e affini;
  • piatti pronti a base di pasta;
  • preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta, pizza e affini;
  • prodotti da forno e altri prodotti dolciari; cereali per la prima colazione”. L’aggiornamento del Registro dovrà avvenire entro sei mesi e poi le Regioni dovranno adeguarsi entro tre mesi.

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