Renzo Arbore: febbre da tour? No, era broncopolmonite

Il cantante e musicista ha affrontato i suoi concerti con la temperatura a 40°C, prima di finire in ospedale con una grave infezione

Durante il tour, tappa dopo tappa, la febbre di Renzo Arbore saliva. Ma non si trattava del fuoco sacro della musica: era broncopolmonite. Ecco la sua confessione a OK.

«Nell’ultimo periodo avevo lavorato tanto. Affrontando gite artistiche musical canore, con l’Orchestra italiana sono andato ovunque mi volessero. Per mantenere fede agli impegni mi sono spostato dalla Sicilia al Nord, partecipando a manifestazioni come Umbria Jazz, il Festival di Bologna e così via.
Ho iniziato la tournée a Bergamo. Un trionfo. Non c’erano “terroni” come me tra il pubblico e il consenso è stato tale che nessuno voleva che andassi via dal palcoscenico. La sera del concerto, però, ho avvertito che qualcosa non andava. Sento di avere la febbre. Viene chiamato un medico che mi visita ma non trova alcunché. Imputa la situazione alla temperatura altalenante, a una infreddatura, alla solita sudata che faccio quando canto, all’aria condizionata che c’è negli alberghi, un problema se i filtri sono poco puliti…
Confesso che ho un rapporto ottimo con l’aria condizionata; non solo ce l’ho in casa, ma, girando tutti i Paesi del mondo, sono più che abituato. Stranamente, però, proprio per la febbricola che non mi dava pace, sentivo che c’era qualcosa che non andava.

Intanto la febbre continuava a dare i suoi segnali senza accennare a scendere. Imputavo le mie condizioni di salute al clima e al raffreddore che non mi lasciava.
Due giorni dopo il concerto di Bergamo, era previsto lo spostamento a Torino per la seconda data del tour. Non mi sento ancora bene. Viene a visitarmi un nuovo medico, che mi controlla e mi ausculta a fondo. Decido di andare in scena. Faccio il concerto con 39 e mezzo di febbre. Per due tre ore canto e suono ininterrottamente alla guida dei 15 componenti dell’orchestra e con Gegè Telesforo. Ironia, divertimento e tanta musica.

Quando torno in albergo, prima di andare a cenare avverto una grande nausea e una febbre che da un momento all’altro raggiunge livelli altissimi: avevo abbassato le mie difese immunitarie.
Il tour continua, gli impegni presi vanno rispettati. Avvolto in una coperta e con le compresse di paracetamolo mi sposto verso Milano, nuova e terza tappa del giro, occasione per me importantissima, che anticipa quella di Genova e le altre. Al Teatro degli Arcimboldi l’attesa è grande. Però la febbre è salita a 40, un sudore continuo impedisce anche l’ipotesi di ripartire da Milano. Rimango in albergo, capisco che mi sarà impossibile rispettare le altre date. Gli interrogativi si moltiplicano, la febbre è sempre a 39, il sudore è costante.
Finalmente il cognato un po’ sospettoso suggerisce di approfondire le indagini. Vengo portato al pronto soccorso del Policlinico dove, tra le sorprese dei dottori e i commenti affettuosi che si scatenano in questi casi (“Possibile mai che, anche a Renzo Arbore, sia capitato qualcosa?”) la radiografia evidenzia un focolaio di infezione abbastanza importante.

Decidono per me che non c’è tempo da perdere. Arrivo a Roma con un’autoambulanza e vengo ricoverato alla Casa di cura Quisisana. La diagnosi è chiara: broncopolmonite. Inizia la cura, con sette antibiotici al giorno, e affronto una degenza che durerà 18 giorni. Finalmente guarisco.
Mi sento bene al punto da poter riprendere, sia pure con cautela, la mia attività. Prima di essere di messo vado anche ospite in trasmissione da Pippo Baudo e, quando torno a casa, rilascio interviste e rispetto impegni.

Tutto sembra essere tornato normale, l’ultima cosa che non mi sembra proprio perfetta è la voce, che ha qualche piccola opacità, quasi come se fosse un po’ roca.
La storia ha una spiegazione e una morale. L’adrenalina è un antidoto potentissimo alla malattia. Per tre spettacoli, Torino, Bergamo e Milano, ho ballato, animato, cantato e suonato. Ho fatto concerti anche generosi, in scena sono stato quello di sempre: sia per la voce sia per il suono del clarinetto. Niente: nessun sintomo denunciava una malattia così grave come la broncopolmonite.
Credo di aver vissuto l’esperienza, alla quale ero realmente impreparato, con una certa forza. E facendo di necessità virtù: ho profittato della mia sosta in clinica per fare una serie di esami che mi hanno confermato di essere sano “altrove”. Meno male».
Renzo Arbore

Testo raccolto da Giuliana Gargiulo per OK La salute prima di tutto di luglio 2007

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Pubblicato il: 24 febbraio 2014 Aggiornato il: 28 febbraio 2016
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