Come sopravvivere ai terribili due anni

“Voglio il ciuccio”. “Tieni”.”No!Niente, niente ciuccio”. E lo lancia via. Al ripetersi di questa scena ho capito (o meglio, ho sperato) che una spiegazione doveva esserci alla trasformazione che la mia bimba stava subendo. I no continui, i capricci che vanno aumentando, la strenua opposizione a qualsiasi proposta (bella o fastidiosa che sia). Almeno con te stessa – ho pensato in prima battuta – mettiti d’accordo, amore mio. E invece no – ho ragionato poi – è proprio questo comportamento che mi dà la certezza che sono iniziati i terrible two, i terribili due anni (che ancora deve compiere), anche detto il periodo dei no!

E con questa illuminazione, arrivata grazie a una serie di informazioni trovate sulla rete e confermate dalla pediatra, mi sono molto tranquillizzata. Sì perché  la cosa mi stava facendo davvero preoccupare: “Oddio, la mia bimba sta diventando iperviziata, forse gliene do vinte troppe, devo essere più dura con lei”, iniziavo a pensare dopo essere stata travolta prima dalla rabbia e poi dalla frustrazione. Eh no, sembra sia tutto naturale e normale. Anzi è una fase molto importante, dicono, per la crescita del vostro bambino.

La mia piccolina sta iniziando a sperimentare la propria autonomia e la propria indipendenza; ha capito che può decidere cosa fare, che può dire di no e quindi lo fa, anche solo  – dicono psicologi e pedagoghi – per vedere l’effetto che fa. E lo fa, accidenti, soprattutto con la mamma, perché è principalmente da lei che deve rendersi indipendente. Infatti la mia frustrazione aumentava quando, lamentandomi del suo comportamento, sia il papà che i nonni mi dicevano: “Mah, sì..ogni tanto si impunta un po’, ma  con me/noi tutto sommato è brava”. Ero arrivata a pensare che forse ero io che non sapevo più prenderla nel verso giusto. E in parte era così. Cambiando infatti atteggiamento la situazione è molto migliorata, soprattutto per le mie coronarie. Ecco quindi alcuni suggerimenti per gestire al meglio il periodo dei no e non far degenerare il tutto in un conflitto senza fine.

1)      Non prenderla sul personale. Tenere sempre a mente che i no del vostro bimbo non sono una sfida o un affronto verso di voi, ne mancanza di rispetto. Vuole solo sperimentare la propria indipendenza.

2)      Dare delle alternative anziché imporre le cose. Ad esempio non dire “metti le calzine”, ma “preferisci quelle bianche o quelle rosa?” Dare insomma la sensazione che è lui/lei che sta decidendo.

3)      Non dare però assolutamente delle opzioni quando non è possibile farlo. Ad esempio in situazioni di pericolo o su alcune regole inderogabili come l’andare all'asilo.

4)      Quando si deve quindi dire di no bisogna farlo senza irrigidirsi troppo o essere troppo impositivi. Il conflitto potrebbe diventare sempre più duro e l’opposizione acuirsi: “Mi spiace ma devi farlo”, dando magari delle motivazioni (che riesca a capire).

5)      Non dire troppi no. Lasciare sperimentare le attività o i giochi che il piccolo vuole provare (ovviamente nel limite del possibile e non cose pericolose). Anche perché davanti a troppe divieti o negazioni potrebbe reagire nello stesso modo (emulazione). Evitare di mandare troppo spesso messaggi negativi, ne imporre troppe regole, ma limitarsi a quelle (poche) fondamentali: sarebbe difficile per lui seguirle tutte.

6)      Dare tempo al bimbo per passare da un’attività a un’altra. Avvertirlo, ad esempio, che tra cinque minuti dovrà smettere di giocare perché bisognerà fare il bagnetto.

7)      Non punire i suoi no, ma i comportamenti sbagliati. Ignorare quindi i continui rifiuti e non discutete sul motivo.

A me sono serviti. Comunque buona fortuna, la pazienza sarà messa in ogni caso a dura prova.

 

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