Sonno

I brutti sogni ti aiutano a superare lo stress

Gli incubi, secondo le teorie più recenti, sono un allenamento virtuale per affrontare paure, ansia e tensioni reali

Gli incubi, secondo le teorie più recenti, sono un allenamento virtuale per affrontare paure, ansia e tensioni reali
Disegno di Umberto Grati.
Disegno di Umberto Grati.

Incubo è una parola che ha lontane radici latine: significa stare sopra, opprimere, e allude alla credenza popolare che il disturbo sia dovuto a un folletto maligno incombente sul petto di chi dorme. «Il brutto sogno è esperienza comune, soprattutto in situazioni di stress, come avviene in un periodo di crisi economica come quello che attraversiamo», spiega Bernardo Carpiniello (puoi chiedergli un consulto), professore ordinario di psichiatria all'Università di Cagliari. Ma non devi preoccuparti, anzi. Sappi che un incubo ogni tanto può tornarti utile proprio per metabolizzare meglio le tensioni e i problemi quotidiani. Perché secondo le teorie più recenti le visioni angosciose della notte sono un metodo per imparare ad affrontare la realtà (leggi i 5 trucchi per ricordare i sogni).

Un allenamento contro le paure reali
«Gli incubi agiscono come una realtà virtuale nel cervello», spiega lo psicologo Antti Revonsuo, docente di scienze cognitive all'Università di Skoevde, in Svezia, dove dirige un gruppo di ricerca sulla consapevolezza e gli stati di coscienza. «Riproducono gli scenari più terribili che potrebbero capitare nella vita. Ecco perché chi fa brutti sogni quando va a dormire è più allenato a reagire nei momenti difficili e a trovare una soluzione» (guarda quali sono gli incubi delle star). È la teoria della simulazione della minaccia, o Tst (threat simulation theory), nata in seguito a uno studio su circa 600 persone. «Il brutto sogno esagera la realtà, presentando la peggiore prospettiva possibile», continua lo psicologo. «Faccio un esempio. Una studentessa di 22 anni mi ha raccontato di aver sognato di essere andata in università per controllare i risultati degli esami. Non solo era l'unica a essere stata bocciata, ma il suo nome era sottolineato in rosso sui tabelloni e tutti la fissavano con aria di scherno. Nella vita questo non succede, però può capitare di essere bocciati, no? Dunque il cervello, nella fase onirica, prepara al peggio facendo vivere quella situazione. Stress, ansia ed esperienze drammatiche aumentano la predisposizione a fare brutti sogni e la loro frequenza. E lo stesso incubo può ripetersi parecchie volte, per allenare il cervello a riconoscere la situazione negativa» (interpretazione dei sogni: ecco cosa significano).

Alle stesse conclusioni arrivano le indagini dello psicologo clinico americano Ross Levin, che dice: «Due terzi dei sentimenti provati mentre sogniamo sono caratterizzati da spavento, tristezza o ansia. In pratica, noi ricreiamo di notte quello che ci preoccupa da svegli. Ma la funzione principale dei sogni è proprio quella di gettare acqua sul fuoco delle paure, in modo da poterle affrontare meglio, ridimensionate, al risveglio, dopo un sonno ristoratore». Ma come avviene questo processo? «In tre fasi», spiega Levin, che ha analizzato i risultati di risonanze magnetiche durante la fase Rem (rapid eye movement, movimenti rapidi degli occhi), ossia il periodo in cui si concentrano i sogni. «Nella prima, i ricordi di episodi inquietanti vengono scomposti in piccole immagini isolate. Poi i pezzi del puzzle vengono ricombinati in modo nuovo, accostando anche immagini che nulla hanno a che fare con l'oggetto della nostra preoccupazione. Il motivo di questo rimescolamento? Camuffare l'intera sequenza di pensieri o immagini che ci ha turbato durante il giorno. La terza e ultima fase è la regolazione emotiva, e qui entrano in gioco amigdala (deputata all'elaborazione delle emozioni), ippocampo (sede della memoria a lungo termine), corteccia prefrontale media e cingolato anteriore (adibiti ai pensieri superiori). L'attività onirica notturna consente proprio di tenere sotto controllo l'ansia quando rischia di raggiungere livelli alti».

L'uomo si è evoluto grazie alle visioni mostruose
La funzione degli incubi nasce forse migliaia di anni fa, quando i nostri antenati vivevano nella costante minaccia di animali selvaggi, gruppi rivali, fenomeni naturali. «Sono convinto che l'attività onirica sia uno di quei fenomeni biologici sopravvissuti all'evoluzione proprio perché fu così utile ai nostri predecessori», dice Revonsuo. «Parte degli incubi ha radici in quel mondo primitivo. Per questo a volte sogniamo mostri che ci attaccano. Ma più spesso l'attività onirica trae spunto dalle preoccupazioni di tutti giorni». Noi umani da sempre abbiamo un cervello programmato per fare attenzione alle emozioni negative, e questo ci ha avvantaggiati sul piano evolutivo. «Se non fossimo stati capaci di prendere di petto una minaccia, saremmo stati spacciati», nota Levin.

Braccati da troppi babau? è un disturbo da curare
Ci sono casi in cui il sistema dei sogni «protettivi» va in tilt. «Succede quando le visioni oniriche rispecchiano troppo la realtà o portano alle estreme conseguenze l'oggetto della nostra preoccupazione», spiega ancora Levin. «Questi incubi, specie se diventano frequenti e se raggiungono un'intensità tale da turbare i pensieri diurni, sono la spia di un malessere che va indagato». Capita soprattutto quando l'incubo è un attacco di terrore notturno, quando si è invasi da una crisi d'angoscia che spezza il riposo e procura un corteo di disagi fisici: ci si sveglia con il cuore che pulsa in gola, la pelle velata di sudore, il respiro agitato. Ci si vede braccati da Babau d'ogni sorta, si precipita da paurose altezze, si vive l'asfissiante sensazione di non poter fuggire da una minaccia che preme o ci si trova al centro di spaventosi incidenti, tra sangue e corpi senza vita. Se simili esperienze virtuali finiscono per manifestarsi due-tre volte al mese, ecco che il guaio si chiama disturbo da incubi. Significa che qualcosa cova nel nostro profondo. E non ci molla (leggi quali sono i rimedi per affrontare gli incubi ricorrenti).
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