Sei depresso? Te lo dice lo smartphone

Sei depresso? Te lo dice lo smartphone

Grazie ad una app che valuta il modo con cui si digita sulla tastiera: può essere utile anche per i disturbi cognitivi di Parkinson e Alzheimer

Lo smartphone sa tutto di noi: ormai può perfino scoprire se siamo depressi. È possibile grazie a una nuova applicazione che valuta il modo con cui digitiamo sulla tastiera. Si chiama “BiAffect” ed è stata sviluppata dai ricercatori dell’Università dell’Illinois a Chicago in collaborazione con l’Università del Michigan.

Un amico discreto

BiAffect, che presto approderà sull’AppStore, «vuole essere una specie di “fitness tracker” del cervello», spiega Alex Leow, professore associato di psichiatria all’Università dell’Illinois. Proprio come i braccialetti digitali per l’attività fisica, l’app serve a monitorare in maniera discreta l’attività (in questo caso sul cellulare), valutando non i contenuti ma le modalità con cui viene usato, ad esempio durante la scrittura dei messaggi.

Una sfida personale

L’idea è venuta a Peter Nelson, docente di informatica all’Università dell’Illinois, padre di un figlio adolescente malato di disturbo bipolare che alterna fasi depressive e fasi maniacali. «Ho iniziato a lavorare a questo progetto diversi anni fa per aiutare mio figlio – racconta l’esperto – ed è emozionante sapere che l’app sarà presto a disposizione per aiutare le persone colpite dallo stesso problema».

Le dita “parlano”

Il suo principio di funzionamento è tanto semplice quanto ingegnoso. «Durante un episodio maniacale, le persone che soffrono di disturbo bipolare mostrano particolari comportamenti, come ad esempio parlare molto in fretta, con minore autocontrollo e un continuo passare da un’idea all’altra», spiega Leow. «E’ naturale che simili comportamenti si manifestino anche nelle comunicazioni non verbali che vengono digitate sul telefono».

Grazie al correttore automatico

A svelarlo può essere il famigerato correttore automatico, il programma che intuisce quello che stiamo scrivendo suggerendoci la parola giusta completa. Il suo utilizzo prevede che la persona smetta per un istante di digitare per decidere se accettare o meno la parola suggerita dal software. «Durante un episodio maniacale si ha un ridotto autocontrollo – sottolinea Leow – dunque non sorprende che i nostri studi precedenti su 30 pazienti bipolari abbiano dimostrato che tendono a ignorare gli alert del correttore». Durante le fasi depressive, invece, c’è la tendenza a comporre messaggi di testo più brevi e meno laboriosi.

Non solo disturbo bipolare

«Monitorare la salute con discrezione attraverso l’iPhone combina la possibilità di avere uno strumento a basso costo con un impatto su vasta scala che può davvero migliorare la vita di milioni di persone», conclude Nelson. Oltre che monitorare le variazioni d’umore delle persone bipolari, l’app potrebbe essere adattata anche per rilevare i disturbi cognitivi associati a Parkinson e Alzheimer.

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