Salute Mentale

Piromani: chi sono e cosa cercano nelle fiamme

L'estate è la stagione degli incendi e nella maggior parte dei casi la colpa è dell'uomo

Rodi, Corfù e altre cittadine della Grecia sono avvolte dalle fiamme. Gli incendi stanno infatti devastando moltissime località, che in questo periodo sono già prese d’assalto dai turisti, tanto che si è resa necessaria l’evacuazione di migliaia di persone. Il sindaco della zona nord dell’isola di Corfù, Giorgos Mahimaris, ha dichiarato che i roghi sono di origine dolosa, cioè innescati da piromani. Ma come mai questi individui appiccano il fuoco volontariamente?

Differenza tra incendiari e piromani

«Bisogna innanzitutto fare una distinzione tra piromani e incendiari», spiega il dottor Marco Cannavicci, psichiatra e criminologo, che ha studiato a lungo il fenomeno prima negli Stati Uniti e poi in Italia. «I primi sono spinti ad appiccare il fuoco da motivi psicologici; i secondi, invece, per aspetti economici o ricattatori. Questi ultimi rientrano in una categoria criminale e non psichiatrica».

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Troppo spesso si sente parlare di piromani, quando invece i responsabili dei roghi sono gli incendiari. Gli incendi provocati dai primi sono infatti molto più rari di quelli innescati dagli incendiari. Nella maggior parte dei casi siamo di fronte a persone senza scrupoli che agiscono per motivazioni economiche.

«Per appiccare il fuoco non servono grandi capacità, basta un accendino. L’incendiario usa invece strumenti più complicati: molto spesso mette inneschi a tempo per far scoppiare l’incendio quando si trova altrove, mentre un piromane vuole essere lì quando le fiamme divampano. Quindi già i meccanismi d’innesco spiegano se siamo in presenza di un piromane o di un incendiario».

Piromani: l’identikit di questi individui

«Il piromane è generalmente un uomo sui 30-40 anni con bassa scolarizzazione, spesso vive da solo, ha uno scarso livello intellettivo, talvolta ha una tendenza all’alcolismo, all’abuso di psicofarmaci o sostanze stupefacenti. Manifesta condotte anti-sociali abbastanza frequenti, ha una forte rabbia interiore che lo spinge a sfogare questo stato emotivo nel fuoco», continua lo specialista.

«Negli Stati Uniti alcuni studiosi hanno scavato nella storia personale di queste persone e ne sono emerse problematiche affettive. Tendenzialmente i piromani iniziano a sfogare il loro stato emotivo facendo del male ad animali di piccola taglia, poi passano a dare fuoco a oggetti di modeste dimensioni, come giornali o libri. Spesso in questi individui si manifesta enuresi notturna, cioè si fanno la pipì addosso fino all’adolescenza. L’associazione di questi tre comportamenti rappresenta il preludio della piromania», prosegue il dottore.

Ci sono poche donne piromani

Le donne piromani sono molto poche. Generalmente i reati aggressivi sono prevalentemente a responsabilità maschile perché l’uomo è distruttivo: porta la rabbia fuori da sé. La donna, invece, tende all’autodistruzione, a farsi del male e a portare l’aggressività dentro di sé attraverso condotte autolesive, come tagliarsi, ferirsi e bruciarsi.

Cosa rappresenta la visione del fuoco?

«Per i piromani la visione del fuoco che distrugge tutto è fonte di gratificazione psicologica che non ha eguali, tant’è che per riprovare questa soddisfazione sono costretti a riappiccare il fuoco. Ciò li porta alla serialità», continua Cannavicci. «Il piacere che i piromani provano nell’assistere al divampare delle fiamme è paragonabile a quello di un orgasmo. Per loro è un sostituto dell’atto sessuale, nei confronti del quale si sentono inadeguati e impotenti».

I piromani partecipano spesso alle operazioni di spegnimento

«L’appagamento psicologico non si esaurisce con l’innesco dell’incendio: spesso i piromani si assicurano la visione ravvicinata partecipando attivamente, con gli altri soccorritori, alle operazioni di spegnimento. L’amore per il fuoco li porta a voler essere vicini alle fiamme stesse. Capita di frequente che, in caso di incendio, sia proprio il piromane a chiamare i vigili del fuoco e a farsi coinvolgere nelle fasi di soccorso successive. Chiede di essere un volontario, perché in questo modo può sempre restare vicino al rogo».

Si può guarire?

«Nessun piromane chiede aiuto spontaneamente: lui vuole solo appiccare il fuoco e godersi lo spettacolo. Quello che chiede è, infatti, un nuovo incendio, non una cura. Le terapie iniziano generalmente quando si intraprende l’iter processuale. Ci sono delle cure cognitivo-comportamentali e farmacologiche. Come tutte le situazioni di tipo psicologico la ricaduta è molto frequente, perché il bisogno di appiccare un incendio equivale a una condizione di dipendenza psicologica, difficile da sradicare».

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