Il comico confessa

Massimo Boldi: avevo la pleurite, oggi faccio i conti con gli acufeni

«Era il 1979, mi era venuta la febbre e respiravo a fatica. Colpa di un'infiammazione ai polmoni che ho curato con gli antitubercolotici. Sono guarito, ma a causa dei farmaci ora sono mezzo sordo»

«Era il 1979, mi era venuta la febbre e respiravo a fatica. Colpa di un'infiammazione ai polmoni che ho curato con gli antitubercolotici. Sono guarito, ma a causa dei farmaci ora sono mezzo sordo»
Massimo Boldi.
Massimo Boldi.

«Era il 1979 e la febbre saliva: pleurite», racconta Massimo Boldi. «Allora era considerata lo spettro della tubercolosi, così mi bombardarono di farmaci potenti. Dopo un mese, arrivò una ricaduta. E il mio compagno di cabaret, Enzo Jannacci, mi fece: una bronchitina, figurati...».
Ecco la confessione del comico a OK.

«Me l'avete sentito dire tante volte: "Bestia, che dolore!". È uno dei miei tormentoni preferiti, al cinema e in televisione. Ma nella storia che sto per raccontare ai lettori di OK c'è molto più di una battuta.
È l'estate 1979. Per me sono i primissimi passi nel mondo del cabaret e della televisione. Romolo Siena mi chiama a Roma per registrare A tutto gag. È quello dove mi sono inventato la scenetta della pentola a pressione che piacque tanto.
Con mia moglie Marisa e mia figlia Micaela, che ha cinque anni, prendiamo il camper e attraversiamo l'Italia. Soldi per un appartamento in affitto non ce ne sono, mi pagano cinquemila lire al giorno, dobbiamo accontentarci del camping Flaminio. Lo spettacolo va a gonfie vele, le registrazioni sono previste fino a ottobre inoltrato.

I miei polmoni in brutte condizioni
Una delle prime sere autunnali, dopo il lavoro, mi butto sotto la solita doccia all'aperto. Sudato come sono, prendo un colpo di freddo e il giorno dopo mi sveglio con febbriciattola e tanta stanchezza addosso. Un banale raffreddore, un'infuenza al massimo, penso. Ma il programma va portato a termine, e io stringo i denti.
Torno a Milano e la febbre invece di diminuire sale: arriva a 39. Ora devo davvero smettere di lavorare e farmi visitare. In pronto soccorso faccio una lastra ai polmoni e il medico mi blocca all'istante: "Signor Boldi, altro che raffreddore o bronchite. Qui c'è una brutta pleurite". Mi viene da piangere quando mi dice che devo fermarmi un mese a letto con una terapia potentissima a base di antitubercolotici. Non so come si curi oggi questo tipo di infezione, so che alla fine degli anni '70 era considerata lo spettro della Tbc e quindi bisognava intervenire al più presto.
Quando mi dimettono, oramai sono fuori pericolo, il solito medico, che mi ascoltava quando gli raccontavo che dovevo al più presto tornare sul palco e davanti a lui provavo le gag che mi inventavo di notte, mi dice: "Non sudi, mi raccomando, e stia tranquillo almeno per altri tre mesi: si è preso una bella batosta e il cabaret la aspetterà".
Allora prendo Marisa e Micaela e andiamo al mare. Piano piano recupero le forze e arriva il momento di tornare a calcare le scene. Per un semplice motivo: i soldi in casa sono finiti e io sto meglio.

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Ma basta un mese ai ritmi della tv e subito arriva una ricaduta. Respiro malissimo, mi sento soffocare e tossisco sempre. La febbre è tornata e non se ne va.
Il mio caro amico e maestro di palcoscenico Enzo Jannacci mi visita e si fa quattro risate: "Ma Massimo, stai tranquillo, è una bronchitina. Una flebo qua, un'iniezione là, mettiamo tutto a posto". Vai a fidarti dei medici che di secondo mestiere fanno i cantanti... Ora ci scherzo su, ma con quelle cure quasi ci rimettevo la pelle.

Un antitubercolotico mi ha reso semisordo
Già, perché, tornato in ospedale, i medici mi dicono che nella cavità pleurica si è accumulato molto liquido. Quel dolore fortissimo che sento mentre respiro è dovuto allo spazio che si ingrandisce sempre più nella mia cassa toracica e schiaccia il polmone.
Questa volta la cura è ancora più pesante: un anno di rifampicina, un antitubercolare che mi fa fare la pipì rossa e che, mi avvertono, potrebbe darmi in futuro problemi all'udito. Ma chi se ne importa, dico io. Voglio guarire e inseguire quel sogno chiamato cabaret. In sei mesi l'infezione se ne va, io riprendo a far ridere e il mio polmone sinistro torna a funzionare. Comincia a bruciare soltanto quando cambia il tempo.
Quando tiro un sospiro di sollievo e credo di essermi lasciato tutto alle spalle, mi devo ricredere. Quasi dieci anni dopo mi ricordo delle parole del medico che mi avvertiva sulla rifampicina. Siamo nel 1990 e da un po' parlo al telefono solo con l'orecchio sinistro, perché dall'altro mi sembra di non sentire. L'otorino diagnostica quello che dovevo aspettarmi: un anno di antitubercolotici mi ha portato a essere sordo al 70% da un orecchio. E poi quei fischi, che si chiamano acufeni e non mi abbandonano, come un microfono sibilante che non si ferma mai. Ora ho imparato a non farci più caso. Penso al fatto che sono vivo e ai miei successi, di cui sono tanto soddisfatto».
Massimo Boldi
(testo raccolto da Francesca Gambarini per OK La salute prima di tutto del gennaio 2008)

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