Tumore seno: i geni svelano se si può evitare la chemio

Evitare la chemio

Aiutano a prevedere il rischio di recidive quando la malattia è ancora allo stadio iniziale

Non serve la palla di cristallo per prevedere quando la chemioterapia è davvero necessaria per trattare il tumore della mammella agli stadi iniziali: la risposta sembra essere già scritta nel Dna. Per conoscerla basta esaminare 21 geni specifici, che svelano la probabilità di recidive: le donne a basso rischio possono evitare la chemio, e molto probabilmente pure quelle a rischio intermedio. A indicarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Cancer dall’Università del Texas.

Cure troppo aggressive

In passato, le pazienti con tumore del seno agli stadi iniziali sono state sottoposte a terapie piuttosto aggressive, ma nell’ultimo decennio si è registrata un’inversione di rotta, come sottolinea il coordinatore dello studio, Carlos H. Barcenas. «Grazie alle scoperte fatte negli ultimi anni si è capito che stavamo usando terapie eccessive, soprattutto nei tumori agli stadi iniziali», spiega l’oncologo. «Oltre agli ovvi effetti collaterali, queste donne hanno avuto anche complicazioni a lungo termine».

I 21 geni

Una svolta importante è stata impressa dalla scoperta dei 21 geni che possono prevedere il rischio di recidive quando la malattia è ancora ad uno stadio iniziale. Nel 2015 i primi risultati del grande studio internazionale TAILORx hanno dimostrato che la chemioterapia può essere evitata completamente nelle pazienti HER2 positive con linfonodo sentinella negativo che, sulla base dell’analisi dei 21 geni, mostrano un rischio di ricaduta basso (compreso tra 0 e 10).

I dubbi

Questi dati hanno cambiato radicalmente l’approccio alle donne con un rischio genetico basso, ma hanno lasciato aperta la questione per le donne con un rischio intermedio, compreso fra 11 e 25. «Il nostro studio – afferma Barcenas – nasce proprio dalla frustrazione delle pazienti a cui non sapevamo dare una risposta definitiva quando ci ponevano la fatidica domanda “ho davvero bisogno di fare la chemio?”. Nell’attesa dei risultati definitivi dello studio TAILORx, abbiamo deciso di guardare all’esperienza del nostro ospedale».

Lo studio

I ricercatori hanno così riesaminato le cartelle cliniche di 1.400 donne che erano state in cura presso il centro tra il 2005 e il 2011: tutte erano HER2 positive e avevano il linfonodo sentinella negativo. Riguardando i risultati delle analisi che avevano valutato l’espressione dei 21 geni legati alla probabilità di recidive, i ricercatori hanno verificato che il 21% delle pazienti aveva un rischio basso (0-10), il 63% un rischio intermedio (11-25) e il 16% un rischio elevato (sopra 25). La chemioterapia era stata utilizzata nell’1,7% delle pazienti a basso rischio, nel 15% di quelle a rischio intermedio, e nel 73% dei casi ad alto rischio.

I risultati

A distanza di cinque anni, il 92% delle pazienti a rischio intermedio era sopravvissuto senza aver sviluppato un tumore invasivo, indipendentemente dalla chemioterapia. Tra le donne che non l’avevano fatta, il tasso di sopravvivenza libera da malattia invasiva e il tasso di sopravvivenza più generale sono risultati pari al 93 e al 98%, valori del tutto simili a quelli registrati tra le donne sottoposte a chemio.

Non è detta l’ultima parola

È ancora troppo presto per dire che tutte le pazienti a rischio intermedio possono evitare la chemio, come sottolinea lo stesso Barcenas: lo studio ha valutato la sopravvivenza su un arco di tempo limitato esaminando un numero limitato di eventi, dunque potrebbe non aver colto tutti i benefici legati alla chemio. Di certo i risultati potranno aiutare i medici e le pazienti a prendere decisioni più consapevoli.

di Elisa Buson

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Tumore al seno: il paradosso della soia

Tumore al seno: scoperta alterazione che resiste ai farmaci

Tumore al seno: lavorare di notte non è un fattore di rischio

Chiedi un consulto di Oncologia
CONDIVIDI