Poca vitamina D a Milano: sale il rischio di artrite e reumatismi

Un deficit dovuto allo stile di vita, troppo lavoro e attività in luoghi chiusi. La produzione di vitamina D è stimolata dal sole

Si lavora troppo, per lo più in luoghi chiusi, e anche nel tempo libero si trascorrono poche ore all’aria aperta: sarebbero questi i motivi alla base di un deficit di vitamina D, la cui produzione è stimolata principalmente dall’esposizione alla luce solare, che affliggono i milanesi secondo quanto rilevato da un’indagine condotta all’ospedale Fornaroli di Magenta. In città quasi nove adulti su dieci, tra quelli che si sono rivolti agli ambulatori di reumatologia tra gennaio e aprile del 2014, presentavano livelli di vitamina nel sangue inferiori alla soglia ottimale. Il 59,7 per cento aveva uno stato di vera deficienza di vitamina D, al di sotto dei 20 nanogrammi/ml, e il 27,7 per cento circa si trovava in condizioni di insufficienza, con livelli compresi tra 20 e 30 nanogrammi/ml.

Un paradosso, secondo il parere degli esperti reumatologi che si sono confrontati proprio nel capoluogo lombardo in occasione del convegno Magenta Osteoarea,se si considera Milano così come la Lombardia un’area di benessere, dove l’attenzione alla prevenzione è alta. «Il fatto di vivere in un’area di relativo benessere, come quella in cui abbiamo rilevato questi dati, non dovrebbe dare false sicurezze sul fatto di sentirsi protetti dal deficit di vitamina D», spiega Magda Scarpellini, direttrice del reparto di Reumatologia dell’ospedale. «Ci sono tanti fattori da considerare: non va dimenticato che per i quattro quinti la vitamina D dell’organismo deriva dalla sintesi endogena che si attiva esponendosi al sole. L’introito con l’alimentazione conta relativamente».

La vita cittadina, con ritmi lavorativi frenetici e poche aree verdi a disposizione, inciderebbe quindi sul rischio di malattie reumatiche, come artrite reumatoide, lupus, spondiloartrite, fibromialgia e vasculiti, il cui sviluppo ed esordio sono associati anche al deficit di vitamina D. Sono numerose le funzioni mediate da questa vitamina, il più noto è il ruolo nel riassorbimento intestinale di calcio, un meccanismo in equilibrio per la rigenerazione ossea: quando questo si perde, sale il rischio di osteoporosi. «Correggere lo stato di insufficienza o di franca deficienza di vitamina D – conclude Magda Scarpellini – è sempre molto importante nel malato reumatico. Ma soprattutto questo problema dovrebbe essere sempre considerato dal medico di medicina generale, ancora prima che il paziente arrivi all’ambulatorio specialistico. Ormai sappiamo che si tratta di un problema sottovalutato soprattutto negli anziani, ed è ora che se ne consideri l’importanza correggendo prontamente l’insufficienza quando necessario o meglio ancora prevenirlo in età giovanile».

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