Le cause delle vertigini

vertigine

La sensazione che tutto si metta a ruotare è spesso sintomo di altre patologie: ecco quali e come si curano

Viene descritta come perdita di equilibrio, sospensione nel vuoto, testa leggera, instabilità. È la vertigine, una parola che deriva dal latino vertere, cioè ruotare, e che indica la sensazione di rotazione dell’ambiente circostante (vertigine oggettiva) oppure di rotazione del soggetto rispetto all’ambiente (vertigine soggettiva).
«Non è una malattia, ma un sintomo, spia di varie patologie o disturbi», spiega Giorgio Guidetti, direttore del servizio di vestibologia e rieducazione vestibolare dell’Azienda Usl di Modena. Le principali cause sono Malattia di Mèniére, Labirintoliasi, Neuronite vestibolare, Emicrania, Tensione muscolare, Disturbi psicologici, Disturbi cardiocircolatori.
Ecco la diagnosi e la terapia per ciascuna.
MALATTIA DI MÉNIÈRE
Consiste in un aumento abnorme dei liquidi contenuti nell’orecchio interno, il cosiddetto labirinto. Provoca vertigini ricorrenti, sordità e sensazione di pienezza auricolare. Le crisi sono violente, accompagnate da instabilità, nausea e vomito.
La sordità è inizialmente fluttuante, ma tende a peggiorare progressivamente.
Diagnosi. Si fa principalmente attraverso la storia clinica del paziente e l’esame cocleo-vestibolare, che studia la funzione uditiva e quella dell’equilibrio. Questo test, che sollecita intensamente il labirinto mediante irrigazione di acqua calda e fredda nell’orecchio o attraverso sedie rotanti, può provocare sensazioni fastidiose, tipo mal di mare.
Terapia. Dato che non si conosce con certezza la causa di questa malattia, le terapie sono numerose. Le più usate sono: glicerolo, diuretici, antiepilettici, ansiolitici, istamine-like, cortisone. Nei casi più gravi, si è però costretti a ricorrere alla distruzione chimica del labirinto o alla sezione del nervo vestibolare attraverso un intervento chirurgico.

LABIRINTOLITIASI o Vertigine parossistica da posizionamento benigna (VPPB)
È una malattia provocata dalla formazione di piccoli calcoli nel labirinto che, durante i movimenti della testa, generano una breve e violenta sensazione di rotazione dell’ambiente. I movimenti critici sono soprattutto guardare verso l’alto, allacciarsi le scarpe, lavarsi i denti o il viso, raccogliere oggetti da terra, alzarsi da letto, sdraiarsi, coricarsi su un lato. Spesso è presente in concomitanza anche una cefalea cervicale. Questo tipo di vertigine provoca notevoli difficoltà nella vita lavorativa e sociale.
Diagnosi. Si fa attraverso la ricerca di particolari posizioni scatenanti il disturbo al letto del paziente.
Terapia. Consiste in manovre liberatorie o di riposizionamento, messe in atto dal vestibologo per disperdere il materiale estraneo nel labirinto. Se eseguite correttamente, queste manovre consentono la risoluzione del problema in oltre il 90% dei casi e riducono drasticamente il rischio di recidive.

NEURONITE VESTIBOLARE
Provocata dalla riduzione monolaterale improvvisa della funzione di un nervo vestibolare, che porta le informazioni del labirinto al cervello, ha come conseguenza una vertigine acuta a esordio brusco. La sensazione di rotazione è intensa e persistente, accentuata dai movimenti della testa e alleviata da immobilità, posizione seduta o riposo sul lato sano. La crisi è di durata variabile: da alcune ore a più giorni. Di solito è accompagnata da nausea e vomito, ma non da disturbi dell’udito. Le cause più comuni della neuronite vestibolare sono i virus o un deficit circolatorio acuto.
Diagnosi. Si fa attraverso la storia clinica del paziente e l’esame cocleo-vestibolare.
Terapia. Consiste in farmaci per: ridurre i sintomi (antinausea, antistaminici, sedativi), contrastare i fenomeni infiammatori e degenerativi a carico del nervo (cortisonici, vitamine), facilitare le capacità del sistema nervoso centrale di creare fenomeni di adattamento alla lesione (neurotropi).

EMICRANIA
Provoca sensazioni di instabilità o vertigini soggettive che durano in genere alcune ore e che talvolta rappresentano il sintomo iniziale (la cosiddetta aura) della crisi emicranica vera e propria.
Diagnosi. Per confermare la diagnosi occorre escludere altre patologie otoneurologiche, che la risonanza magnetica cerebrale risulti negativa e che siano assenti importanti fattori di rischio cardiovascolare.
Terapia. Il trattamento farmacologico si avvale di numerose sostanze, classificabili in due grandi famiglie di molecole. Le prime ad azione sintomatica, come antidolorifici e anti-infiammatori; le seconde ad azione profilattica, come betabloccanti, flunarizina, cinnarizina, acido acetilsalicilico e pizotifene.

TENSIONE MUSCOLARE
Provocata, per esempio, da artrosi cervicale o colpo di frusta, causa di solito un senso di instabilità più che vere e proprie vertigini.
Diagnosi. Storia clinica del paziente, in particolare per quanto riguarda traumi, incidenti. Esito negativo degli esami strumentali a carico dell’apparato otovestibolare.
Terapia. Possono essere utili i massaggi eseguiti da un fisioterapista. Nei casi più gravi, sono consigliati farmaci antidolorifici, come ad esempio il paracetamolo, oppure miorilassanti e anti-infiammatori.

DISTURBI PSICOLOGICI
Nel caso di ansia o depressione, i sintomi vertiginosi sono di solito correlati a particolari situazioni, come ambienti affollati, ristretti oppure sopraelevati. Più che di vere e proprie vertigini, si parla in questi casi di malessere e senso di instabilità, che possono a volte sfociare in attacchi di panico.
Diagnosi. Per stabilire che si tratta di un disturbo di origine psicologica occorre che tutti i test (cocleo-vestibolare, risonanza magnetica ecc.) e l’esame clinico del vestibologo risultino negativi.
Terapia. La cura può avvalersi di: terapia farmacologica, a base di antidepressivi o ansiolitici, e psicoterapia.

DISTURBI CARDIOCIRCOLATORI
A volte la causa dei disturbi vertiginosi risiede in un insufficiente apporto di sangue agli organi che controllano l’equilibrio, come avviene nei casi di anemia, di problemi di pressione sanguigna, di malattie del cuore e di vasi sanguigni che apportano sangue all’orecchio e al cervello.
Diagnosi. In questi casi è molto utile la collaborazione dell’internista o del cardiologo per identificare i meccanismi alla base del disturbo circolatorio. Occorre comunque valutare, attraverso visita ed esami strumentali, l’entità ed il tipo dei disturbi a carico dell’apparato otovestibolare.
Terapia. È specifica per ciascun disturbo che causa vertigine. Per esempio, nel caso di anemia è necessaria una terapia a base di sali di ferro, mentre in caso di ipertensione sono indicati, tra gli altri, ace inibitori, calcio antagonisti, diuretici, alfa-beta bloccanti.
Paola Arosio – OK La salute prima di tutto
Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2010

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