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Cancro: più di 800 giorni per accedere alle nuove terapie

Il 18 maggio è la Giornata Nazionale del Malato Oncologico. Troppi i giorni che passano dall'approvazione di una nuova terapia e la sua disponibilità per i malati. Restano anche pesanti differenze tra le regioni del Nord e quelle del Sud Italia

Ci vogliono più di due anni, esattamente 806 giorni, perché un paziente sia effettivamente curato con un anticancro di nuova generazione. E stiamo parlando del caso migliore possibile.

In alcune regioni si aspettano anche tre anni 

È questo, infatti, il lungo tempo che trascorre tra l’autorizzazione e la valutazione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) e l’effettiva disponibilità di una nuova terapia nella prima regione italiana. Periodo che può dilatarsi fino a tre anni (1.074 giorni), se si considera l’ultima regione in cui il farmaco viene messo a disposizione.

Gruppo San Donato

La Giornata del malato oncologico

I dati arrivano dal IX Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici, redatto dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo).

Lunghi anche i tempi per la rimborsabilità 

Le valutazioni in Ema richiedono, per i farmaci innovativi, mediamente 383 giorni per l’esame delle caratteristiche farmacologiche, cliniche e di sicurezza. A questi si aggiungono i tempi nazionali e regionali. Il successivo processo di rimborsabilità da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) dura in media 260 giorni. Ma l’attesa non finisce qui: vanno aggiunti ancora dai 31 ai 293 giorni, necessari alle Regioni per rendere queste terapie disponibili e gratuite presso ospedali e Asl.

Spesso sono farmaci salvavita 

«Il rischio – osserva Francesco De Lorenzo, presidente Favo – è che il processo, particolarmente lento, possa tradursi in una forma di razionamento che penalizza i malati, soprattutto nel caso di farmaci innovativi salvavita. Dunque è fondamentale individuare al più presto un metodo condiviso e integrato per la valutazione dell’innovazione, che tenga conto non solo dell’efficacia clinica del farmaco ma anche del suo costo-efficacia in termini di qualità della vita».

Risorse aumentate, ma ancora insufficienti

«La spesa per i farmaci oncologici è passata da poco più di un miliardo di euro nel 2007 a oltre 3 miliardi nel 2014 – spiega Francesco De Lorenzo, presidente Favo. – Nel suo complesso l’oncologia rappresenta una delle voci più rilevanti per il Servizio sanitario nazionale. Ma la realtà mal si concilia con le attuali politiche sanitarie di definanziamento del Ssn. Pur crescendo in valori assoluti, le risorse a disposizione risultano sempre più insufficienti per dare risposte alla domanda di assistenza».

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