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Amianto nell’aria a Pomezia: quali i rischi per la salute?

Dopo l'incendio ci si chiede quali possano essere le conseguenze per i residenti, esposti all'inalazione di fibre di amianto. Ecco il parere dello pneumologo Dario Olivieri

Dopo l’incendio divampato nel deposito dell’azienda di smaltimento dei rifiuti “Eco X” a Pomezia, ci si chiede quali siano i rischi per la salute dei cittadini, esposti ai fumi e alle nubi che il rogo ha inevitabilmente generato.

Triplicati i livelli di polveri sottili 

Secondo i dati diffusi dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, il giorno dell’incendio (venerdì 5 maggio 2017) i livelli di pm10 nell’aria di Pomezia erano il triplo più alti rispetto alla soglia di rischio, mentre l’Asl ha confermato il timore più grande, cioè la presenza di amianto sul materiale campionato, in particolare sui frammenti di lastre ondulate della copertura del capannone andato in fiamme.

Gruppo San Donato

I potenziali danni dell’amianto per la salute

L’esperto Dario Olivieri, direttore della clinica pneumologica dell’Università di Parma all’ospedale Rasori (puoi chiedergli un consulto qui), ci aiuta a capire quali possono essere i danni per salute dei cittadini.

«Capire quanti e quali fibre sono state disperse nell’aria»

«L’amianto fa sempre paura perché ha la capacità di rilasciare fibre pericolose potenzialmente inalabili dall’uomo» spiega Olivieri. «Prima di allarmarsi, però, bisogna capire quali e quante fibre sono state disperse e respirate. Se si tratta di quelle lunghe e filiformi, sono pericolose per la salute perché pungono il polmone arrivando fino alla pleura».

Le conseguenze possono essere molto gravi

«L’inalazione di queste fibre può generare tumori pleurici, in cui si può intervenire solo con terapie antidolorifiche, ma con nessuna cura efficace» spiega l’esperto. «Se si tratta di un amianto volatile in particelle più piccole, sarebbe invece meno dannoso».

L’esposizione deve essere prolungata

A fare la differenza non è solo la tipologia di fibre di amianto, ma anche l’esposizione. «Deve essere cronica, quindi durare per molto tempo, per generare un tumore» sottolinea Olivieri. Ma ci sono dei segnali, dei sintomi fisici, che fanno capire a una persona che ha respirato, o sta respirando, amianto? «Chi inala sostanze irritanti o tossiche ha sintomi generici, come tosse o catarro, che però sono causati dall’inquinamento ambientale generale, non direttamente dall’amianto. Oltre a questo, il tumore ci mette tanto tempo a svilupparsi, quindi prima che si abbia un’evidenza clinica possono passare anni: il nesso tra causa ed effetto si ricostruisce a posteriori» spiega l’esperto. I tempi di latenza possono arrivare fino a quarant’anni, per questo l’Osservatorio Nazionale Amianto ha diramato un primo bollettino dell’unità di crisi relativo al rogo di Pomezia dichiarando che gli effetti dell’amianto nei residenti saranno visibili almeno tra trenta o quarant’anni.

Segnali a cui fare attenzione ed esami

Proprio per la mancanza di segni caratteristici, dal punto di vista clinico è difficile diagnosticare un tumore pleurico causato dalle fibre di amianto. Il consiglio dell’esperto è, nel caso ci sia stata un’esposizione, di fare una TAC al torace. «Si tratta dell’unico modo per rilevare dei segni di lesioni da fibre di amianto. Si potrebbe ricorrere anche a un lavaggio broncoalveare, ma è una metodica meno attendibile».

Giulia Masoero Regis

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