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Cardiochirurgia

Il pacemaker
contro l'ipertensione

Il Bat (Rheos baroreflex activation therapy) è un impianto per controllare la pressione alta nei pazienti farmacoresistenti

L'ipertensione arteriosa si definisce essenziale, primitiva o idiopatica quando non si riconosce una causa specifica dell'aumento stabile della pressione arteriosa. Ci si limita, dunque, a curare i sintomi. Può succedere però che le medicine non funzionino: gli ipertesi idiopatici farmacoresistenti sono circa due milioni su 22 milioni di ipertesi.
«Un intervento sperimentale consiste nell'impiantare una sorta di pacemaker per il controllo della pressione», spiega Gianfranco Parati, direttore dell'unità di cardiologia dell'Auxologico di Milano. «Può essere una soluzione per i pazienti (meno dell'1%) totalmente refrattari a ogni tipo di cura».

LO STIMOLATORE ELETTRICO. Il Rheos baroreflex activation therapy, in sigla Bat, è un dispositivo hi-tech che ha debuttato da qualche mese in Italia: stimola il baroriflesso, il principale meccanismo nervoso riflesso che ha il compito di frenare gli aumenti di pressione, meno efficiente in chi soffre di ipertensione stando ad alcune ricerche.
Spiega Parati: «Questo dispositivo comprende un generatore di impulsi, impiantato sotto cute attraverso un taglietto sotto la clavicola e collegato ad elettrodi che vengono posti intorno alle biforcazioni delle carotidi (le grosse arterie che irrorano il cervello e le strutture facciali), con un intervento da parte del chirurgo vascolare. L'attivazione del baroriflesso mediante stimolazione elettrica viene regolata dall'esterno attraverso un telecomando: il medico può accendere e spegnere il generatore, e variare frequenza, ampiezza e durata degli impulsi per smorzare i picchi di pressione, in funzione delle necessità del singolo paziente».

L'OPERAZIONE: ancora sperimentale in Italia, in anestesia totale, è piuttosto delicata e richiede le mani esperte di un chirurgo vascolare. In seguito sono indispensabili controlli mensili, man mano più diradati.
Sono necessari ancora studi per definire meglio in quali pazienti questo dispositivo sia indicato e quali siano le modalità ideali di stimolazione per ottenere gli effetti migliori. Il rischio di questa procedura non supera quello di tutti gli interventi chirurgici, con rare possibilità di infezioni. Un piccolo problema è rappresentato dalla durata delle batterie dello stimolatore, che per ora non supera i due anni.

LA SPERIMENTAZIONE. «L'Italia è stata scelta come primo Paese europeo in cui organizzare uno studio controllato sulla Bat, per preparare il suo inserimento nella pratica clinica», dice Parati. L'intervento, in convenzione con il Sistema sanitario nazionale, si fa a Torino, Milano, Padova, Piacenza, Bologna, Pisa e Vittoria (Ragusa).
Paola Scaccabarozzi - OK La salute prima di tutto

Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2011


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