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Primo soccorso

Come si riconosce l'ictus?
Te lo insegna Facebook

Sul social network gira una catena di Sant'Antonio con quattro semplici test da fare (approvati dalla scienza) se si sospetta la rottura di un vaso sanguigno nel cervello

A volte un «mi piace» o un «condividi» su Facebook può salvare una vita. O almeno ne è convinto chi, da qualche tempo, sta facendo girare sul social network una sorta di catena di Sant'Antonio con le indicazioni per riconoscere un ictus cerebrale con un semplice test. Prima si chiamano i soccorsi, infatti, più crescono le possibilità di poter intervenire. «È giusto dire brain is time, poiché oggi ci sono terapie che possono essere effettuate solo entro un intervallo di tempo determinato dall'esordio dei sintomi (trombolisi)», spiega Maria Rita Carriero, neurologa dell'Istituto Besta di Milano. «E quindi al primo sospetto è importante l'ospedalizzazione per esami specifici, conferma diagnostica ed eventuale terapia».

La catena di FB racconta la storia di Federica, caduta apparentemente senza motivo durante una grigliata. Dice di essere solo inciampata: è pallida e tremante, eppure non vuole chiamare l'ambulanza. Continua la giornata in compagnia, ma la sera finisce in ospedale e muore. Aveva avuto un ictus (o apoplessia).

Si sarebbe potuta salvare la vita di Federica, chiede la catena? Sì, sottoponendola a piccoli test. Ecco quali:

• chiedere alla persona di sorridere: non ce la farà;
• chiedere alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata): non ce la farà;
• chiedere alla persona di alzare le braccia: non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente;
• chiedere alla persona di mostrare la lingua: se la lingua è gonfia o se la muove solo lateralmente è un segnale di allarme.

Se si verificano una o più della situazioni descritte, è bene chiamare i soccorsi e spiegare per telefono il caso.

«Si tratta della Cincinnati Prehospital Stroke Scale (Cpss), una scala di valutazione impiegata per diagnosticare la presenza di ictus in fase pre-ospedaliera», spiega Carriero. «La scala valuta la motilità della faccia, la forza degli arti e il linguaggio. Usata dal personale delle ambulanze, può essere considerata un mini esame neurologico alla portata di tutti».
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Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2011


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