
Fumetto di Oliviero.
Il grecista Giorgio Ieranò è docente universitario, giornalista, scrittore e insegna storia del teatro antico, letteratura greca e filologia classica all'Università di Trento. Su OK La salute prima di tutto
cura la rubrica Storie della medicina
, da cui è tratto questo articolo. I grandi eroi sono anche grandi malati. Smisurati in ogni loro manifestazione, i protagonisti del mito greco sono un prontuario ambulante delle più diverse patologie. Alcuni tra loro, anzi, quasi si identificano con la loro malattia, per la quale sono diventati famosi.
È il caso, innanzitutto, di Filottete, il malato per eccellenza della mitologia, che, secondo la leggenda, sarebbe stato
morso da un serpente mentre con l'armata greca andava a conquistare Troia. Nel suo piede si aprì una
piaga destinata a non rimarginarsi più, che emanava un fetore insopportabile.
Ulisse, che sapeva essere pragmatico, consigliò di abbandonare Filottete nella selvaggia isola di Lemno. Così avvenne: l'eroe restò nell'isola per dieci anni. Poi, su consiglio di un oracolo, i greci, che non riuscivano a espugnare Troia e avevano bisogno della sua abilità con l'arco, tornarono a prenderlo.
Filottete fu guarito da Macaone, il medico figlio del dio guaritore Asclepio, che, dopo avere inciso l'ulcerazione con un coltello e averla curata con sostanze vegetali, bendò il piede dell'eroe.
La scena è raffigurata anche in uno splendido specchio etrusco in bronzo, conservato al Museo archeologico di Bologna. Tra l'altro, il medico avrebbe dapprima fatto cadere Filottete in un sonno profondo: il primo caso di operazione chirurgica sotto
anestesia totale.
Un altro eroe celebre per la sua malattia fu Telefo, re della Misia. Ferito dalla lancia di Achille, non riusciva a guarire: l'oracolo aveva decretato che solo l'arma che l'aveva colpito poteva risanarlo. Da qui le peregrinazioni di Telefo in cerca della salute perduta.
Si tratta, come si vede, di malattie mitologiche e guarigioni miracolose. Tuttavia non tutto è fantasia: nel mito, Achille guarisce Telefo, cospargendogli la gamba con la ruggine della sua lancia di bronzo; nella realtà, i greci usavano la ruggine negli impiastri per la cura delle ferite, come ricorda lo scienziato Plinio il Vecchio.
E forse non è un caso se troviamo la descrizione di queste malattie eroiche nelle opere dei poeti tragici ateniesi del V secolo a.C. A partire dal grande Sofocle: uno che, essendo contemporaneo di Ippocrate, nonché sacerdote di Asclepio, di medicina doveva intendersi.
Giorgio Ieranò - OK La salute prima di tutto
Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2010 Chiedi un consulto agli anestesisti di OK