
Fumetto di Oliviero.
L'
epatite alimentare, o epatite A, è un'infezione virale del
fegato. «Si trasmette per via orofecale, cioè per ingestione di cibi o bevande contaminate con
feci infette», spiega Silvia Fargion (
puoi chiederle un consulto), professore ordinario di medicina interna all'Università degli Studi di Milano. «Può svilupparsi in forma subclinica, ovvero senza sintomi conclamati, oppure in forma acuta».
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I sintomi. Nella forma acuta, dopo un periodo di incubazione (dai 15 ai 45 giorni) si cominciano ad accusare stanchezza, mal di testa e alle articolazioni, febbre, nausea, vomito. «Poi compaiono i segni dell'
ittero: colorazione giallastra della cute e delle mucose, dovuta a un aumento nel sangue della quantità di
bilirubina (un prodotto dell'
emoglobina dei
globuli rossi)», dice Fargion.
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La diagnosi. Gli esami del sangue segnalano un aumento della bilirubina e delle transaminasi, gli enzimi contenuti nel fegato che passano nel sangue quando la cellula epatica va incontro a
necrosi, cioè a morte. Possono raggiungere un valore superiore a mille, mentre nella norma rimangono intorno a 40.
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La terapia. Il riposo accelera la guarigione. In casi di forma acuta la dieta deve privilegiare carboidrati (pasta, riso e biscotti), evitare i grassi e limitare le proteine, che non vengono ben metabolizzate dal fegato.
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Il vaccino. È consigliato a tutti coloro che sono negativi per l'anticorpo anti-virus A e ai viaggiatori in zone a rischio come l'America Latina, l'Asia, l'Africa e alcune aree del Mediterraneo e va somministrato entro un mese dalla partenza. Per evitare il contagio bisogna sempre prestare attenzione all'acqua non imbottigliata, ai frutti di mare e al ghiaccio, principali veicoli del virus.
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Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2010