
Il bypass aiuta a salvare il cuore (foto Sxc).
«Se le
arterie coronarie (che portano il sangue alle pareti del
cuore) si restringono o addirittura si chiudono per effetto dell'
arteriosclerosi o di altre patologie, si utilizza spesso la tecnica del
bypass», spiega Gian Federico Possati, direttore del dipartimento di malattie cardiovascolari del Policlinico Gemelli di Roma. «È un intervento chirurgico delicato, che permette, come dice il nome, di scavalcare i tratti di arteria otturati, ripristinando la normale
circolazione. Ma ormai è diventato di routine, almeno nei centri più avanzati» (
guarda: i centri d'eccellenza per la cardiologia).
•
L'INTERVENTO. Il chirurgo preleva, da un'altra zona del corpo, alcuni tratti di
vasi sanguigni sani, e ben funzionanti. «In genere, si utilizzano alcuni segmenti delle arterie mammarie (presenti nel torace) o delle vene delle gambe», continua Possati.
«Questi segmenti vengono poi innestati a monte e a valle della coronaria occlusa, creando una sorta di ponte, che permette di far riaffluire in modo regolare il sangue. Normalmente l'operazione si esegue in
anestesia generale e con la
circolazione extracorporea: fermando il cuore, cioè, e usando una macchina esterna per far circolare il sangue. Ma negli ultimi anni sono state messe a punto anche tecniche meno invasive, che prevedono l'anestesia locale e l'operazione a cuore battente».
•
DURATA. Non c'è garanzia che i bypass durino tutta la vita. «In ogni caso, a distanza di dieci anni è ancora ben funzionante circa il 40% dei bypass venosi e il 95% di quelli arteriosi», conclude Possati.
OK La salute prima di tutto
Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2010Bypass: puoi chiedere un consulto ai cardiochirurghi di OK