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Psichiatria

Attacchi di panico:
cause, sintomi, cure

Focus di Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze all'ospedale Fatebenefratelli di Milano

Focus di Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze all'ospedale Fatebenefratelli di Milano.

In caso di attacchi di panico si aziona per errore, forse per un'anomalia di funzionamento dell'amigdala, il meccanismo della paura, anche se non si è di fronte a un pericolo reale.

SINTOMI: sensazione improvvisa di mancanza d'aria e di angoscia profonda, associate a ipersudorazione, pallore, palpitazioni, dispnea e tremore.

CAUSE SCATENANTI. Tra le più varie per l'attacco di panico: dai luoghi chiusi o affollati, che non offrono una facile via di fuga, come gli aerei o le gallerie, alle situazioni di tensione o di improvviso relax. I frangenti possono mutare nella vita di uno stesso paziente e non sono quasi mai prevedibili.

TERAPIA. Gli attacchi di panico vanno combattuti con una manovra combinata, che prevede tre tipi diversi di cura. Eccoli.

Farmaci. Buoni risultati si possono ottenere con gli antidepressivi serotoninergici (in sigla Ssri), come escitalopram e fluoxetina. Sono medicinali (il più noto è il Prozac) che aiutano alcune aree del cervello a utilizzare meglio la serotonina, un neurotrasmettitore fondamentale per il tono dell'umore e per la gestione delle emozioni. Anche altri tipi di farmaci, chiamati Snri (per esempio, la venlafaxina), si sono rivelati utili. Per brevi periodi vengono utilizzati anche ansiolitici, come le benzodiazepine.

Psicoterapia: è efficace quella di tipo cognitivo-comportamentale o quella interpersonale. «Entrambe queste tecniche sono focalizzate sui sintomi e cercano di aiutare il paziente a prendere contatto con le sue paure e a modificarle», continua Mencacci.

Tecniche di rilassamento. È importante che le persone colpite dagli attacchi di panico imparino a non iperventilare, cioè a non accelerare troppo la respirazione: questa anomalia, collegata spesso agli stati di ansia, facilita la comparsa degli attacchi, perché fa calare la concentrazione di anidride carbonica nel sangue, con danni all'attività nervosa. Varie tecniche respiratorie, o di biofeedback, permettono di ottenere buoni effetti, sotto la guida di un istruttore esperto. Anche lo yoga e alcune tecniche di meditazione risultano molto utili.
Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze all'ospedale Fatebenefratelli di Milano - OK Salute e benessere

Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2013





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