Vulvodinia: quali le strategie per curarla?

Vulvodinia: quali le strategie per curarla?

La diagnosi tempestiva e corretta permette di mettere in atto tutte le strategie terapeutiche oggi disponibili

Bruciore e dolore così intensi da intaccare non soltanto la sfera sessuale, ma anche i semplici gesti quotidiani come camminare e indossare un paio di jeans. È la vulvodinia, condizione che al contrario di quanto si pensi, non è rara: l’incidenza può arrivare fino al 15-18%. Si può curare? Sì.

Attenzione ai sintomi

In primo luogo in presenza di sintomi come il bruciore o il dolore che a volte vengono confusi con una cistite, sintomi che si ripresentano senza un motivo non bisogna affidarsi al fai da te, ma rivolgersi a un ginecologo che lavora presso un centro specializzato dove la vulvodinia è conosciuta. 

È un’alterazione della percezione

«Poiché si tratta di una patologia multifattoriale perché possiamo avere una alterazione di tipo endocrino, di tipo dermo-cutaneo o sensoriale (si parla infatti di “disestesia” che significa una “alterazione della percezione di uno stimolo tattile) la terapia sarà multimodale» spiega Massimo Felice Nisticò, uroginecologo a Catanzaro.

I farmaci da applicare localmente

Dal punto di vista farmacologico, vengono usati numerosi composti che nel corso di questi venti anni hanno in qualche modo dato risultati misurabili: «Si tratta di vari prodotti da usare localmente, come gel lenitivi, o a base di estrogeni o acido ialuronico, o altri che contengono sostanze antinfiammatorie non steroidee e non convenzionali come il verbascoside, attivo nei confronti dell’infiammazione delle terminazioni nervose, o il glicerofosfoinositolo. Si utilizza anche il PEA (palmitoiletanolamide) e l’acido nervonico, così come l’acido alfa-lipoico» continua Nisticò.

Farmaci e trattamenti per decontrarre la muscolatura

«Ci sono, poi, i farmaci che agiscono sulla contrattura della muscolatura pelvi-perineale: gli antidepressivi triciclici, l’Amitriptilina per esempio, utilizzati a dosaggi bassi e standardizzati (come già avviene nel Protocollo Stanford, per un’altra patologia) favoriscono una decontrattura muscolare che è la causa più importante del dolore».

Alla terapia farmacologica vanno associate terapie comportamentali e fisioterapiche, nonché le varie metodiche manipolative sui genitali da eseguire con riabilitatori e in autosomministrazione, anch’esse ben codificate in protocolli specifici, che conducono a un miglioramento dei sintomi.

Guarire

«Quello che interessa davvero tutte le pazienti è se esista o meno la possibilità di una risoluzione completa: gli studi scientifici in merito sono ancora pochi, ed è chiaro che ne servono molti di più. Tuttavia le esperienze raccolte da chi si dedica specificatamente alla materia dimostrano che la vulvodinia e le altre sindromi urenti genitali possono essere curate e stabilizzate: e in molti casi il controllo dei sintomi arriva fino alla risoluzione completa» conclude Nisticò.

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