Dormi con l’aria condizionata accesa? Forse non sai che…

aria condizionata

Anche il getto di aria più debole e impercettibile può alterare la qualità del sonno

L’aria condizionata in estate può fare davvero la differenza tra una nottataccia in bianco e un bel sonno riposante. Ma come bisogna usarla? E’ meglio lasciarla accesa tutta la notte o spegnerla prima di andare a dormire?

Due scuole di pensiero

Se ponete questa domanda ad amici e parenti, scoprirete che esistono due schieramenti opposti: quello dei freddolosi, che rabbrividiscono solo al pensiero, e quello degli scalmanati, che ogni sera lottano per conquistare il telecomando del climatizzatore e puntare il getto d’aria direttamente sul letto. A mettere un primo punto fermo in questa discussione infinita ci pensa finalmente una ricerca giapponese, la prima ad aver verificato in maniera scientifica che il getto dell’aria condizionata, per quanto debole e impercettibile, può comunque alterare la qualità del sonno.

Lo studio

I ricercatori della Toyohashi University hanno chiesto ad un gruppo di volontari di dormire in due stanze differenti, in cui l’aria condizionata era stata puntata a 26 gradi con un getto d’aria praticamente impercettibile: nella prima camera, la velocità era impostata a 0,14 metri al secondo, mentre nella seconda camera era stata ulteriormente ridotta a 0,04 metri al secondo. In entrambi i casi, i ricercatori sono andati a verificare la temperatura corporea dei volontari e la profondità del loro sonno usando l’elettroencefalogramma.

I risultati

Tutti i volontari hanno riferito di percepire più fresco con il getto d’aria leggermente più forte, sebbene non siano state riscontrate particolari differenze per quanto riguarda la temperatura corporea, il comfort e la durata del sonno profondo. Alterazioni sono state invece osservate ogni volta che il condizionatore riprendeva a soffiare quando la temperatura tendeva a salire oltre il valore impostato: i volontari tendevano a muoversi durante il sonno, mentre la frequenza cardiaca aumentava così come il rischio di risveglio. Questi effetti si sono dimostrati più marcati nella stanza dove il getto, per quanto impercettibile, risultava più forte, impostato a 0,14 metri al secondo.

Attenzione ai più sensibili

Lo studio giapponese conferma dunque che lo sbuffo di aria fredda, per quanto controllato, influisce comunque sulla qualità del sonno. L’esperimento è stato condotto su giovani uomini sani, e dunque è possibile che si possano riscontrare effetti ancora più evidenti in soggetti più sensibili al freddo, come le donne e gli anziani.

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