L’accettazione? Impariamo dai ragazzi

Come insegnare ai bambini l’accettazione e l’inclusione di un compagno diversamente abile? Probabilmente siamo noi grandi a essere più discriminanti: per esperienza, tutte le volte che sono stato nelle scuole a illustrare le mie esperienze sportive e di viaggio, sono stato accolto davvero bene. Devo dire che i ragazzini sono fantastici!

Quelli che incontro più spesso a Ovada, il mio paese, mi vedono oramai come una sorta di uomo bionico dei fumetti, e questo mi dà tanta soddisfazione, perché vul dire che il messaggio passa, che l’essere diverso non vuole per forza di essere peggiore. Significa anche che questi bambini non avranno una visione distorta, non vedranno mai più un compagno con dei problemi come un handicappato ma come un possibile ragazzino che può fare cose normali come tutti o addirittura straordinarie e… stupire! Quel bambino, non sarà mai scartato e messo da parte, in quelle classi, e sapere che ho contribuito al cambiamento di una mentalità, sapere che è anche merito della mia storia personale, mi appaga più di qualsiasi altra cosa.

Quando li incontro o facciamo delle camminate insieme con le scuole, come abbiamo fatto ad esempio prima di partire per la mia ultima impresa in Corsica, i bambini mi tempestano sempre di domande, tutte molto intelligenti e… umane! Non come quella assurda di quella signora che una volta, tempo fa, guardandomi la protesi, mi chiese: ma il piede è davvero il tuo?

Roberto Bruzzone

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